"Le meduse compaiono soprattutto in
estate,
dopo la fioritura del fitoplancton a febbraio-marzo e quella dei
crostacei a marzo-aprile. In ogni caso, quando ci sono si vedono,
quindi evitarle è semplice: basta non fare il bagno! Ricordate che
le meduse non attaccano l'uomo, siamo noi che andiamo loro addosso."
Tutte
le estati ci dobbiamo rassegnare alle medesime scene, ma questa più
di altre vuoi per le temperature decisamente sopra la norma e la
siccità che sta cambiando letteralmente alcuni ecosistemi relativi
all'alveo dei fiumi, sta tenendo banco l'argomento “Meduse”.
I
giornali sempre a caccia di titoli sensazionalistici, ci marciano
diffondendo panico ed un ingiusta fobia verso una specie animale solo
in parte pericolosa, sarebbe come iniziare a sterminare i gatti
perchè felini come Leoni e Tigri. Inoltre le meduse sono parte
integrante della catena alimentare di molte specie ittiche che
consumiamo abitualmente, come i tonni ad esempio. Da qui ad assistere a scene di "impavidi" genitori e relativi bambini per sentirsi degli eroi spiaggiano sotto il sole qualsiasi cosa galleggi, senza nessuna discriminazione conoscitiva è un attimo. Si ricorda inoltre che prelevare meduse dal mare e portarle in spiaggia per farle morire al sole senza nessun motivo è reato di maltrattamento di animali e si rischia una pesante multa o addirittura il carcere
Il reato si configura come tortura, violazione del'articolo 544 ter del Codice Penale, ed è punito con la reclusione da
tre mesi a diciotto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro.
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Foto di Fabrizio Gandino |
Tanto
per cominciare facciamo un po' di chiarezza, con “medusa” si
definisce un animale planctonico, in
prevalenza marino, appartenente al phylum degli Cnidari. Generalmente
rappresenta uno stadio del ciclo vitale che si conclude dopo la
riproduzione sessuata con la formazione di un polipo;
assieme agli Ctenofori formavano una volta quelli che erano i
Celenterati. Stiamo parlando infatti di organismi molto antichi, la
cui memoria affonda nelle radici del tempo e dell'evoluzione stessa
della vita sul nostro pianeta.
Eleganti e
raffinate, innocue o terribilmente pericolose, che siano, le
meduse sono presenti nei nostri mari da molto tempo.
La loro esistenza si stima sia anteriore al Cambriano, esattamente
con la forma e le funzionalità di adesso. Ciò significa che questi
animali non si sono evoluti in un miliardo e mezzo di anni, e questo
perché non né hanno avuto bisogno, erano già evolute quando si
sono presentate nelle nostre acque. Le meduse
sono presenti nei nostri mari solitamente in foltissimi branchi
composti da centinaia se non migliaia di esemplari. Molte specie
hanno un ciclo vitale “diverso”, cioè non vengono trasportate
dalla corrente ma hanno una forma sessile, e passano parte della loro
vita attaccate sul fondo, sotto
forma di polipi.
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Foto di Salvatore Fabiano |
Quest'ultimi
vivono attaccati sul fondale, dove possono vivere diverso tempo senza
riprodursi, poi grazie alla strobilazione,
processo per cui lo stadio larvale della medusa si stacca
dall’animale, la medusa passa dallo stato sessile a quello
pelagico. La domanda che i biologi marini si stanno ponendo è:
come mai nel mondo il numero di meduse aumenta ogni anno? Due
parametri vengono valutati nello studio dell’aumento di tali
animali: l’innalzamento
globale della temperatura
delle acque ed il
depauperamento delle risorse ittiche,
in particolare la pesca intensiva dei predatori naturali delle
meduse. Centinaia di specie rappresentano questi animali, da quelle
microscopiche
a quelle gigantesche, con ombrelli che spesso superano i 3 metri di
diametro.

Le meduse compaiono soprattutto in
estate,
dopo la fioritura del fitoplancton a febbraio-marzo e quella dei
crostacei a marzo-aprile. In ogni caso, quando ci sono si vedono,
quindi evitarle è semplice: basta non fare il bagno! Ricordate che
le meduse non attaccano l'uomo, siamo noi che andiamo loro addosso.
Recenti dati del CNR confermano che gli avvistamenti di meduse nel
Mediterraneo sono decuplicati negli ultimi 10 anni. È un fenomeno
che riguarda solo alcune zone del pianeta, tra cui i nostri mari:
“L’analisi di metadati, su scala globale, ha permesso di
stabilire che in altre zone del mondo le popolazioni di meduse sono
stabili o sono addirittura diminuite. Nel Mediterraneo, invece,
alcune specie hanno aumentato la propria densità”, spiega Mar
Bosch-Belmar, biologa marina dell’Università del Salento. Ma
andiamo a conoscere quelle più comuni, o che potremmo incontrare nel
Mediterraneo.
Le specie più importanti di medusa presenti nel
Mediterraneo
Pelagia noctiluca
Rhizostoma pulmo
Aurelia aurita
Velella velella
Cothyloriza
tubercolata
Phyllorhiza
punctata
Chrysaora
hysoscella
Cassiopea andromeda
Meno
frequenti ma ormai presenti
Carybdea-Marsupialis
Physalia-Physalis
Pelagia noctiluca,
chiamata da alcuni anche “medusina viola”, “Medusa luminosa”
tra quelle urucanti è in assoluto la più comune nel Mediterraneo.
E' una specie della famiglia Pelagiidae. Famosa perché considerata
la medusa
che si illumina di notte,
la Pelagia
noctiluca
è comune nel Mar Mediterraneo e nell’Oceano Atlantico orientale
fino al Mare del Nord, anche perché negli anni è diventata
l’incubo dei bagnanti italiani. Viene definita la medusa luminosa
notturna (noctiluca) perché la bioluminescenza,
di colore verde, di cui è dotata la rende visibile anche di notte.
Si nutre di plancton e di piccoli pesci che cattura tramite i
tentacoli dotati di urticanti nematocisti.
Rhizostoma
pulmo,
medusa
polmone di mare
é una grande
medusa di colore bianco
riconoscibile da un orlo
di colore blu
nella parte inferiore dell’ombrello (o cappello). Il polmone di
mare può pesare sino a 10 Kg e superare il metro di diametro.
Si tratta di una specie
innocua,
anche se il contatto con essa puo’ provocare pruriti, dermatiti ed
arrossamenti a persone sensibili. Vive spesso in simbiosi con dei
piccoli pesci come suri, piccole ricciole o piccole boghe (Boops boops) che si proteggono dai predatori nuotando all’interno
dell’ombrello della medusa. Puo’ essere parassitata dal
piccolo creostaceo Hyperia
galba.
Il nome scientifico del polmone di mare è Rhizostoma
pulmo.
Le braccia orali del polmone
di mare
ospitano spesso alghe unicellulari fotosintetiche come le
zooxantelle, che danno tonalità gialle, marroni o verdi. Presente
praticamente in tutti i mari del pianeta, R.
pulmo
é una medusa
planctonica che si muove lentamente in acque poco profonde. È
comune nelle lagune e negli estuari.Il polmone
di mare
si nutre generalmente di plancton,
le piccole prede vengono aspirate attraverso gli ostioli della bocca
e quindi digerite all’interno della cavità gastrica. Prede più
grandi, come i piccoli pesci, possono essere digerite sulla
superficie stessa dei lobi della bocca ricoperti di cnidociti
.
Personalmente mi capita di vederle spesso con parti mancanti, come
vistosi morsi.
Aurelia Aurita,
La medusa quadrifoglio è una delle meduse più note e diffuse
appartenente al genere Aurelia. È facilmente riconoscibile dalla
forma perfettamente sferica del suo ombrello, di un bianco diafano e
trasparente, e soprattutto dalla presenza, sulla sommità dello
stesso, di quattro strutture circolari, le gonadi, che formano una
struttura a forma di quadrifoglio, da cui deriva il nome comune
della specie. Possiede inoltre dei corti e sottili tentacoli
urticanti, che scendono dal bordo dell'ombrello, dandogli un aspetto
frastagliato, e quattro braccia più spesse che dipartono dal centro
dell'ombrello, evidenti però solo negli individui più anziani. A.
aurita
viene predata da numerosi organismi marini di grandi dimensioni; i
suoi principali predatori sono alcuni uccelli marini, pesci come il
pesce luna (Mola mola)e rettili marini, prima fra tutti la tartaruga
liuto (Dermochelys coriacea). Può essere predata anche da altri
cnidari: in particolare idromeduse (come Acqueorea victoria)
e scifomeduse (come Phacellophora camtschatica).
Anche
l'uomo
spesso caccia questa medusa: in particolare in Giappone, Cina,
Indonesia e Filippine, le meduse di questa specie sono molto
ricercate.
Velella
velella, (un piccolo idrozoo che
spesso si trova spiaggiato dopo le tempeste) soprannominata la
“barchetta di San Pietro” a causa di una cresta di forma
triangolare simile ad una vela, che le permette di muoversi sulla
superficie dell’acqua tramite la spinta del vento. La Velella è
in realtà una colonia formata da un individuo medusoide modificato
che fa da vela e capta il vento per spostarsi mentre al di sotto del
disco ci sono numerosi individui polipoidi che si occupano
dell’alimentazione e della riproduzione.
Cotylorhiza tuberculata,
ha un aspetto bizzarro che
ricorda quello di un grande uovo fritto o di un disco volante, ma è
una splendida medusa. Stiamo parlando della Cotylorhiza
tuberculata, meglio
nota come medusa Cassiopea
e vive nei nostri mari. Negli ultimi anni c’è stato un boom di
avvistamenti nel Mediterraneo, ma niente paura. Se vi capita di
notarla in acqua, non fatele del male e non catturatela. Nonostante
le sue notevoli dimensioni, non è pericolosa visto che il suo
potere urticante è davvero minimo. La medusa Cassiopea preferisce
nuotare a pochi metri di profondità e non è affatto raro
incontrarla sulle nostre coste, in particolare nel mar Adriatico.
Spesso sotto il suo ombrello trovano ospitalità piccoli pesci, noti
come sugherelli. Svolge un ruolo importante per i nostri mari perché
funge da filtro per l’acqua e contribuisce al mantenimento della
catena alimentare.
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Foto di Filippo Neri |
Phyllorhiza Punctata,
chiamata anche colloquialmente medusa dalla bocca a pois, è molto
simile alla specie Mastigias Papua, ma ha più macchie bianche sullo
schermo. Il colore della tonalità varia tra il brunastro e il
bluastro. L’area di distribuzione originale è l’oceano
Pacifico e l’oceano Indiano. Da alcuni anni, però, è stato
trovato anche come organismo invasivo nel Golfo del Messico ed ora
anche in Italia. Specie alloctona
originaria dell’Australia, segnalata la prima volta nell’estate
del 2009 in Sardegna, nelle acque antistanti l’isola di Tavolara.
E’ facilmente riconoscibile, per via delle tante macchie
biancastre che ricoprono l’ombrello. Non è urticante.
Chrysaora
hysoscella
è una medusa piuttosto diffusa nell'Oceano Pacifico ma avvistamenti
vengono fatti regolarmente anche nel Mar Adriatico e nel Golfo di
Trieste. Questa specie è comunemente conosciuta col nome di medusa
bruna o medusa compasso, a causa delle sedici bande marroni a forma
di V che ornano tutta la superficie dell'ombrella. Può arrivare
sino a quaranta di diametro e i suoi ventiquattro tentacoli possono
superare il metro di lunghezza, caratteristiche che, assieme
all'inconfondibile colorazione, la rendono facilmente riconoscibile
in acqua. Se incontrata, è bene rimanere a debita distanza: il
contatto con i tentacoli può infatti provocare dermatiti, benché
non sia tra le specie più urticanti in assoluto. La Chrysaora
hysoscella è una specie che spesso viene allevata nei grandi
acquari; alcuni esemplari sono ad esempio visibili in quello di
Genova.
Cassiopea
andromeda, specie lessepsiana, è arrivata
in
Mediterraneo dal Canale di Suez, questa specie sta risalendo lungo
le coste turche. All’inizio del 2010 è stata segnalata a Malta, e
quindi è arrivata alle porte di casa nostra.
Di solito si trova su fondi sabbiosi, ma può essere presente anche
su quelli rocciosi. Piccola, massimo 30 cm, sta posata sul fondo
marino. L’ombrello è rivolto verso il basso, mentre bocca e
tentacoli verso l’alto: per questo Cassiopea viene chiamata in
inglese “medusa al contrario”. Sta rivolta verso l’alto perché
possiede alghe unicellulari come quelle dei coralli delle formazioni
coralline che vivono in simbiosi con la medusa e che quest’ultima
deve esporre alla luce che filtra nell’acqua. Per questo a volte
ad una prima occhiata viene scambiata per un anemone, ma non
lasciatevi ingannare, il muco di cui sono ricoperte è urticante,
ciò dipende dal fatto che esso contiene numerose cellule mobili
microscopiche (100-500 micron) di forma irregolare (chiamate
cassiosomi) rivestite di nematocisti, le classiche cellule urticanti
di tutti gli cnidari. Le nematocisti trasformano così i cassiosomi
in potenti
armi chimiche a base di composti tossici bioattivi
capaci di uccidere all’istante eventuali piccoli crostacei
planctonici con cui vengono a contatto. Da evitare il contatto.
Carybdea
marsupialis
conosciuta anche come cubo é una cubomedusa tipica dell’Oceano
Atlantico ma é anche presente in Mar
Mediterraneo
e nell’Oceano Indiano. La sua presenza in Mar Mediterraneo é
stata documentata per la prima volta nel 1957. Si tratta di una
medusa pelagica, la sola
specie di cubomedusa ad oggi presente in Mediterraneo.
Sebbene non letale come la sua cugina australiana è meglio
evitarla. Una medusa piccola, che non supera i 4 cm di diametro
dell’ombrella a forma di un cubo e trasparente. Sono presenti
tentacoli lunghi 10 volte il corpo circondati da anelli rossi. A
differenza di altre cubomeduse come ad esempio la vespa di mare
(Chironex
fleckeri)*,
C.
marsupialis
possiede delle tossine
meno potenti
ma che sono sempre in grado di provocare ustioni nell’uomo. Le
cnidocisti presenti nei tentacoli sono in grado di inoculare il
veleno rapidamente. In caso di contatto la prima cosa da fare é di
eliminare i tentacoli per evitare forti irritazioni e cicatrici.
Curiosità, alcuni esemplari sono stati spiaggiati in questo weekend
a Marina di Pisa (PI).
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Foto di Alice Roventini |
Physalia physalis,
comunemente nota come caravella portoghese. È lei la protagonista
dell’estate 2022 che sta allarmando tanti bagnanti di tutt’Italia.
Ma è davvero così pericolosa? Intanto, udite udite, non è una
medusa anche se erroneamente chiamata così.
Non è un mollusco, non è uno ctenoforo. Si
tratta di uno Cnidaria come una medusa, in particolare di un idrozoo
sifonoforo. Non è quindi un animale singolo, bensì una colonia di
polipi (e non polpi!!) specializzati detto zoidi che hanno diverse
funzioni: 1) La pneumatofora, ossia la grossa struttura piena di gas
che permette il galleggiamento, 2) I dattilozoidi, lunghi tentacoli
usati per catturare le prede e molto urticanti anche per l'essere
umano. 3)Il gastrozoide, deputato alla digestione delle prede
catturate 4) I gonozoidi, il cui scopo è la riproduzione. I
soggetti allergici o con altre patologie devono fare attenzione,
perché potrebbe rivelarsi anche fatale.In generale, la puntura è
certamente dolorosa, ma non bisogna allarmarsi eccessivamente come
si legge in questi giorni sui social. Ricordate che il veleno degli
Cnidari è termolabile, quindi diminuisce il suo effetto con la
temperatura. Il rimedio terapeutico in caso di ustione è l’utilizzo
di acido acetico.Grazie alla sua pneumatofora, questo animale è ben
visibile perché galleggia (anche se i tentacoli sono molto lunghi)
quindi se si osserva è bene stargli distante e segnalarne la
presenza al lido affinché possa prendere le dovute precauzioni per
i bagnanti.
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Da Fanpage |
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Prevenire
Sul
lato sicurezza per i sub la prima difesa è la muta correttamente
indossata, che fornisce di suo una buona protezione. Se le
incontriamo in superficie prima di immergerci occhio a tenere gli
erogatori il più puliti possibile, qualche filamento finito sul
morso del boccaglio ha riservato brutte sorprese a ben più di un
sub.
Ovviamente
se ci siete passati in mezzo occhio a quando togliete la muta, guanti
e cappuccio, alle rubinetterie stesse delle bombole, i filamenti
urticanti potrebbero essersi fermati lì.
Per
chi invece fa snorknell il consiglio invece è di girare sempre
(manco a doverlo ripetere) con il pallone segnasub o una plancetta
galleggiante. Il motivo è terribilmente pratico, se vi trovate in
mezzo ad un banco di meduse o peggio ad una risalita dal fondo,
aggrapparvi a quest'ultimo per rimanere a galla e tenere fuori almeno
la testa e la parte superiore del corpo, vi permetterà di chiedere
aiuto e anche doloranti non andare del tutto nel panico.
Curare
Ma
ormai vi hanno beccato e siete doloranti, che fare?
Uscite
dall’acqua senza farvi prendere dal panico e se occorre chiedete
chiaramente aiuto. L’acqua salata aiuta nella rimozione dei
tentacoli della medusa. Ma se ciò non dovesse essere sufficiente,
non
usate mai oggetti taglienti come lame di
coltello o forbici. Il consiglio in questo caso è di ricorrere ad un
oggetto rigido, ma non tagliente come la carta di credito, o comunque
una tessera plastificata. Potete anche usare le dita, ma
risciacquatele subito.
Successivamente bagnate la
zona interessata con acqua di mare. Se non avete a disposizione altri
rimedi, potete andare in farmacia a richiedere una pomata apposita a
base di cloruro d’alluminio. Spesso ho visto a Calafuria, i
volontari delle Misericordie, tenere bidoncini di acqua di mare al
sole con cui sciacquare gli sfortunati bagnanti, infatti il veleno
delle meduse è termolabile. Evitate di usare l'acqua dolce che
invece aiuterebbe a favorire la circolazione del veleno.
In
alternativa è possibile utilizzare l'aceto bianco per cercare di
diminuire il dolore e inibire il veleno (vedi però controindicazioni
citate più avanti). Tra i rimedi naturali più adatti c'è poi
l'aloe vera, apprezzata largamente per le sue proprietà
cicatrizzanti, antibatteriche, rigeneranti e antinfiammatorie e la
Calendula. Un altra soluzione a me sconosciuta sino ad ora, è un
composto a base di
olio essenziale di Tea Tree
(olio dell'albero del the) e olio
essenziale di lavanda, tenuto
in una bottiglietta da portare con sé per usarla al momento del
bisogno. Basta un piccolo spazio nella borsa del mare per riporre
questo rimedio.
Acqua
e bicarbonato. Preparate un composto cremoso mescolando il
bicarbonato con un po’ d’acqua. Spalmatelo sulla ferita e
lasciate agire per almeno 30 secondi. Il bicarbonato
aiuta ad alleviare la sensazione di prurito.
Ottimi
pare anche acqua e aceto e (da verificare) acqua leggermente
zuccherata.
Luoghi
comuni
No
creme cortisoniche e creme antistaminiche
perchè
sono inefficaci contro le bruciature delle meduse
perché entrano in azione solo dopo 30 minuti, cioè quando la
reazione ha già raggiunto il picco massimo.
Tra i
rimedi popolari per il trattamento delle punture di medusa troviamo
l’applicazione di ammoniaca, alcol, aceto
o urina. Si tratta di rimedi che non trovano
l’accordo della comunità scientifica. Se non avete altro a
disposizione, molto meglio affidarsi alla semplice acqua di mare. In
particolare, l'uso dell'aceto sarebbe efficace solo per le meduse
tropicali mentre per quelle mediterranee si rivelerebbe un
accorgimento controindicato, in grado persino di acuirne il bruciore.
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Si ringraziano Alice Roventini, Filippo Neri, Marco Moretti e Salvatore Fabiano per le immagini.
Link:
https://www.ilgiornaledeimarinai.it/meduse-mediterraneo/
https://www.nautica.it/biologia-marina/mediterraneo-perche-ci-tante-meduse/
https://www.kodami.it/cose-da-sapere-sulle-meduse/
https://www.greenme.it/animali/medusa-cassiopea-uovo-fritto/
https://www.fanpage.it/innovazione/scienze/le-7-meduse-piu-pericolose-del-mediterraneo-come-riconoscerle/
https://www.greenme.it/salute-e-alimentazione/salute/meduse-punture-rimedi-naturali-consigli/
https://www.quicosenza.it/news/calabria/365716-togliere-le-meduse-dal-mare-e-lasciarle-morire-al-sole-e-reato
Buone
Bolle e attenzione!
Fabrizio Gandino
“Subacqueodisuperficie”